La festa delle farchie in onore di S. Antonio Abate a Fara Filiorum Petri

É tradizione che la festa delle farchie, cosí come la conosciamo oggi, sia stata originata da un miracolo per intercessione di S. Antonio Abate al tempo dell’invasione Francese del 1799. In realtá l’antica festa del fuoco, sincretizzata con l’avvento del Cristianesimo, é presente in tutta Europa.
La leggenda odierna ci dice che Fara era protetta da un fitto querceto (la selva) che si estendeva per un largo tratto tra la contrada dei Colli e quella delle Vicenne. Venendo da Bucchianico, diretti a Guardiagrele i francesi, comandati dal generale Coutard, volevano passare per Fara e metterla a ferro e fuoco come era consuetudine con tutti i paesi che avevano attraversato, ma l’apparizione di S. Antonio nelle vesti di un generale li fermó.
Ai soldati Francesi inorriditi il bosco di alberi secolari sembrava essersi trasformato in un esercito di soldati invincibili, decisero quindi di deviare il loro percorso risparmiando Fara. Per ringraziare il Santo Protettore di essere stati salvati dal saccheggio e dalla violenza dei francesi la popolazione di Fara decise di fare una processione fino alla chiesa di S. Antonio. La processione notturna era rischiarata da fiaccole (farchie) fatte di canne e legate con legami di vimini.
Non si sa bene quando la farchia é diventata quel colosso di circa un metro di diametro (e anche piú) e oltre 10 metri di altezza che, in seguito a gravi incidenti con morti, venne ridotta per ordine prefettizio a circa 80 cm di diametro e 7,5 m di altezza.
Nel primo pormeriggio del 16 gennaio i faresi ripetono il centenario rito del trasporto delle farchie dalla propria contrada al piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Abate, dove vengono innalzate e incendiate.
Il trasporto avviene per mezzo di trattori addobbati per l’occasione con stendardi colorati, la bandiera tricolore e il quadro del Santo Patrono a proteggere il tutto. Nelle contrade piú numerose o in quelle che vogliono mantenere la tradizione e che sono vicine la farchia viene portata a spalla dai contradaioli. Vi sono anche delle contrade che adottano un sistema misto, portando la farchia a spalla solo l’ultimo tratto. La farchia é immancabbilmente accompagnata da suoni e canti. I suonatori e soprattutto quelli che cantano sono numerosi quando la farchia viene trasportata con il trattore, mentre quando viene trasportata a spalla, dato il peso, i cantanti e i suonatori si riducono a due o tre persone. I suoni, i canti, le voci, le grida e il susseguirsi delle farchie che arrivano sul piazzale fanno di questa processione uno spettacolo di rara suggestione e bellezza.
Una volta giunte a destinazione le farchie vengono erette, ogni contrada ha il suo posto prestabilito dove ergere la propria farchia. L’ innalzamento della farchia é uno dei momenti di maggior tensione e pericolositá di tutta la festa. Il tutto viene rigorosamente fatto a mano con l’ausilio di una robusta scala, funi e filagne (due lunghi pali legati a formare una croce di S. Andrea). Quando finalmente la farchia é verticale e non c’é nessun pericolo che cada, dai contradaioli che hanno contribuito ad alzare la farchia e da quelli che sono rimasti fuori dalle transenne esplode un grido liberatorio al tempo stesso propiziatorio e di ringraziamento al Santo: “Eh Sand’Andoneeee!!!” Finalmente la tensione si abbassa e per ristorarsi dalla fatica e per allentare la tensione i contradaioli cominciano a far circolare degli enormi boccioni di vino da cui si servono abbondantemente.
Quando tutte le contrade hanno terminato di alzare la propria farchia arriva il momento culminante con l’accensione. Questa avviene tramite una lunga miccia e grossi petardi che avvolgono la farchia dalla base fino alla sommitá e che termina con una bomba incendiaria che le da fuoco. É uno spettacolo assordante di fuochi d’artificio colorati, urla, fischi. É in questo momento che le contrade “nemiche”, che hanno valutato la bellezza o le imperfezioni delle altre farchie, sperano in cuor loro che la farchia della contrada avversaria abbia delle difficoltá ad accendersi o che, peggio ancora, la miccia che dalla base arriva alla sommitá della farchia si rompa dando cosí pretesto per gli sfottó, i fischi e gli sberleffi nei confronti degli “avversari”.
Dopo che tutte le farchie sono state accese, la competizione ormai finita e la tensione allentata dal buon vino, tutte le contrade alcune insieme, altre per conto loro si lanciano in canti sacri, profani e perfino osceni. Le transenne vengono rimosse e tutti sono invitati a partecipare alla festa sotto le farchie. Le donne con cesti offrono “lu sandandone”, una varietá di dolciumi che si preparano solo per questa festa, gli uomini girano con grossi boccioni di vino (almeno ogni famiglia, se ne ha, porta il vino prodotto dalla propria vigna e lo offre con orgoglio di padre agli altri contradaioli e agli estranei).
La festa si svolge con canti, balli, degustazione di dolci e soprattutto di vino fino a quando non si torna nella propria contrada a veder ardere e consumarsi la farchia oppure a partecipare a un ultima cena in comune. Prima che tutti vengano riassorbiti nella quotidianitá, ci sará la messa del mattino del 17 Gennaio con la benedizione del pane, del fuoco e degli animali. Inoltre, per chi ancora non ne ha avuto abbastanza, il pomeriggio del 17 Gennaio la contrada Colli e la contrada Vicenne portano come segno di devozione due pezzi di farchia da bruciare vicino alla chiesetta dedicata a S. Antonio nel luogo dove é avvenuto il miracolo.
Nunzio Remo Di Fulvio

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